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Normativa europea su packaging alimentare sostenibile: perché alcuni materiali vengono esclusi dai finanziamenti

📅 11 Agosto 2026✍️ di Edoardo Vercelli⏱️ 3 min di lettura

La nuova normativa europea sui packaging alimentari sostenibili sta tracciando una linea netta: non tutti i materiali sono uguali davanti ai finanziamenti pubblici. Mentre alcuni vengono premiati con incentivi e fondi dedicati, altri rimangono esclusi. La ragione? Mancano i criteri tecnici definiti a livello normativo o non rispettano gli standard ambientali richiesti.

Quale normativa riguarda i packaging sostenibili in Europa

La Direttiva SUP (Single-Use Plastics) e il Regolamento sulla Tassonomia della sostenibilità stabiliscono i criteri principali. A questi si aggiungono le linee guida della Commissione europea sul ciclo di vita dei materiali e le normative nazionali di recepimento.

I parametri di esclusione seguono logiche precise:

  • Assenza di standard tecnici internazionali riconosciuti
  • Difficoltà comprovata nel riciclaggio
  • Costi ambientali non inferiori alle soluzioni tradizionali
  • Mancanza di tracciabilità nella filiera produttiva

Ho seguito da vicino questa evoluzione normativa mentre lavoravo in una startup ligure di packaging a base di alghe. Le riunioni con i consulenti ambientali chiarivano un punto: la sostenibilità non è autodichiarata, deve essere dimostrata.

I materiali esclusi dai finanziamenti: il caso della plastica bio-based

La plastica di origine biologica, pur essendo “naturale”, spesso non accede ai fondi europei. La ragione è semplice: non degrada negli ambienti naturali così rapidamente come promesso dalle aziende.

Problemi tecnici documentati:

  1. Richiede temperature di compostaggio industriale (58°C minimo) non raggiunte nei rifiuti organici domestici
  2. Contamina il riciclaggio della plastica convenzionale
  3. Necessita di infrastrutture dedicate ancora inesistenti in molti Paesi

Le bioplastiche certificate come compostabili (EN 13432) rimangono un’eccezione e accedono a finanziamenti ridotti. Diverso il caso dei poliesteri biodegradabili marino-degradabili: la normativa è ancora in evoluzione e gli incentivi sono bloccati in attesa di chiarimenti.

Perché i materiali innovativi faticano a ottenere fondi

Durante le fiere di settore, ho ascoltato molti imprenditori lamentarsi della burocrazia. La loro frustrazione nasceva da un malinteso: credevano che l’innovazione bastasse. Non è così.

Tre ostacoli principali:

  • Mancanza di dati LCA certificati: senza Life Cycle Assessment indipendente, nessun finanziamento
  • Assenza di mercato maturo: se non c’è domanda provata, lo Stato non finanzia
  • Rischio tecnologico: i soldi pubblici vanno a soluzioni con track record provato

Nel nostro caso del packaging algale, abbiamo dovuto investire mesi e migliaia di euro in certificazioni ambientali prima di qualsiasi discussione di fondi europei.

Quali materiali ricevono davvero finanziamenti

I favoriti della normativa europea:

  • Carta e cartone (massima tracciabilità, riciclaggio consolidato)
  • Vetro (indefinitamente riciclabile, norme UNI consolidate)
  • Alluminio (valore economico del riciclo, mercato maturo)
  • Plastiche riciclate post-consumo certificate
  • Materiali compostabili certificati EN 13432 (quota limitata)

I finanziamenti non sono uguali: il vetro e la carta ricevono incentivi strutturali, mentre i materiali compostabili hanno accesso a programmi pilota temporanei.

In sintesi: le regole del gioco

La normativa europea non esclude per pregiudizio, ma per rigore scientifico. Un materiale innovativo per accedere ai finanziamenti deve provare:

1) Sostenibilità documentata da terzi indipendenti
2) Riciclabilità reale, non teorica
3) Disponibilità di infrastrutture di fine vita
4) Vantaggio ambientale misurabile rispetto alle alternative

Ho visto startup molto promettenti fallire perché sottovalutavano questi requisiti. Il tempo per la certificazione è lungo, i costi sono alti, ma è l’unico modo per garantire che i soldi pubblici finanziano davvero soluzioni sostenibili.

Chi lavora nel settore sa che la vera innovazione non è nel materiale, ma nel sistema complessivo: raccolta, smaltimento, seconda vita. Finché non c’è questo ecosistema, l’Unione europea tiene il portafoglio ben chiuso.

Edoardo Vercelli

Edoardo, originario della Liguria, ha lavorato pochi anni in una startup che sviluppa packaging alimentare innovativo a base di alghe. Ha partecipato a fiere del settore e raccolto storie di filiere sostenibili, portando un punto di vista tecnico e giovane ai lettori del magazine.

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