HomeNormative › Come si ottengono le deroghe per materiali alternativi al packaging alimentare tradizionale? Tempi e limiti da conoscere
Normative

Come si ottengono le deroghe per materiali alternativi al packaging alimentare tradizionale? Tempi e limiti da conoscere

📅 24 Agosto 2026✍️ di Valeria Carbognani⏱️ 4 min di lettura

Quando hai iniziato a occuparti di packaging alimentare, una delle domande che più frequentemente senti dalle aziende è: “Ma davvero non posso usare questo materiale alternativo più sostenibile?” La risposta non è un semplice sì o no. Esiste un percorso, a volte lungo e articolato, per ottenere autorizzazioni speciali quando vuoi sperimentare materiali diversi da quelli tradizionali. Ti spiego come funziona, da persona che ha visto questi processi da vicino durante gli anni di lavoro in torrefazione e che oggi aiuta le aziende a navigare questa complessità.

Cosa significa deroga nel settore degli imballaggi alimentari

Immagina il packaging alimentare come un settore dove le regole sono scritte nero su bianco, quasi fossero leggi. Perché? Semplice: la sicurezza alimentare non è negoziabile. Le normative esistono per proteggere il consumatore, assicurando che nulla di nocivo passi dal materiale del packaging al cibo che mangi.

Una deroga è un’eccezione a questa regola. Quando cerchi di usare un materiale innovativo che non è ancora “approvato” secondo le norme standard, chiedi essenzialmente al legislatore di fare un’eccezione per te. Non è un favore, bensì un processo rigorosissimo che richiede prove scientifiche solide.

In Italia e nell’Unione Europea, questi materiali vengono controllati attraverso il Regolamento CE 1935/2004, che disciplina i materiali e gli oggetti destinati al contatto con alimenti. È il nostro “passaporto” per qualunque cosa entri in contatto col cibo.

Come si richiede una deroga: i passaggi fondamentali

Durante i miei anni in torrefazione, abbiamo provato a introdurre un nuovo tipo di carta per i nostri sacchetti. Non era approvata secondo le liste comuni, ma aveva potenziale sostenibile. Ecco come abbiamo proceduto.

Il primo passo è documentare accuratamente il tuo materiale. Non basta dire “è buono e sostenibile”. Devi fornire analisi chimiche, studi di migrazione (cioè prove che nessuna sostanza nociva passi dal packaging al cibo), e dossier tecnici completi. È come quando il tuo medico ti chiede non solo come stai, ma anche esami del sangue, radiografie, tutto quello che serve per una diagnosi corretta.

Il secondo passaggio è scegliere il percorso giusto. In Europa, puoi seguire la procedura di valutazione da parte dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) o richiedere una deroga alle autorità competenti del tuo Paese. In Italia, questo significa contattare il Ministero della Salute, Direzione Generale per l’Igiene e la Sicurezza Alimentare.

Dovrai presentare un fascicolo tecnico che contiene: descrizione del materiale, composizione chimica, studi di sicurezza tossicologica, test di migrazione, condizioni d’uso previste, e letteratura scientifica a supporto. Non è un compito banale.

I tempi: preparati a non avere fretta

Qui arriviamo al punto che più spesso frustra le aziende innovative. Quanto tempo occorre? La risposta onesta è: dipende.

Per una valutazione dell’EFSA, parliamo di 12-24 mesi minimo, talvolta anche più. Per una deroga nazionale semplificata, potrebbe andare dai 6 ai 12 mesi. Ma questi sono i tempi ideali, quando la documentazione è impeccabile e non servono richieste di integrazione.

Nella pratica? Aggiungici revisioni, richieste di chiarimenti, ricerche scientifiche aggiuntive, colloqui con esperti. Ho visto processi richiedere anche 3 anni. È frustrante, lo so. Ma ricorda: il tempo investito è il prezzo della sicurezza. Ogni passaggio è lì per proteggere chi mangia il tuo prodotto.

Il consiglio che do sempre alle aziende è di iniziare il processo il prima possibile, senza illusioni sulla velocità. Non è come approvare una nuova campagna marketing in tre settimane.

Limiti e restrizioni che devi conoscere

Non tutte le deroghe vengono concesse allo stesso modo, e ci sono limiti importanti di cui devi essere consapevole.

Primo: la deroga potrebbe essere concessa solo per usi specifici. Ad esempio, potresti ottenere l’autorizzazione per usare un materiale alternativo solo per alimenti secchi, non per quelli con alta umidità. Funziona come quando un medicinale viene approvato per una patologia specifica, non per tutti i disturbi.

Secondo: la deroga ha una durata limitata. Spesso è concessa per 2-5 anni, dopo di che devi rinnovare o completare la valutazione formale. È un modo per mantenere il controllo mentre il materiale viene monitorato sul mercato.

Terzo: Principi HACCP nella gestione del rischio alimentare significano che dovrai documentare come il tuo nuovo packaging viene controllato durante la produzione e l’uso. Niente è lasciato al caso.

Infine, devi sapere che durante il processo di deroga, non puoi commercializzare il prodotto in questione. È una delle limitazioni più significative. Questo significa che la tua azienda dovrà organizzarsi per continuare con soluzioni tradizionali finché non avrai l’ok ufficiale.

Piccoli cambiamenti, grande impatto

Potrebbe sembrare che tutte queste regole soffochino l’innovazione, e in parte è vero. Ma voglio condividere una prospettiva diversa, nata dai miei anni in azienda.

Quello che ho imparato è che il sistema esiste perché le conseguenze di un errore sarebbero enormi. Una contaminazione, anche minima, potrebbe danneggiare migliaia di persone. Per questo il percorso è rigido.

Allo stesso tempo, ho visto come anche piccole innovazioni nel packaging, una volta approvate, hanno permesso alle aziende di ridurre significativamente l’impatto ambientale. Vale la pena aspettare, preparare una buona documentazione, seguire le regole. Perché alla fine, quei mesi o anni di attesa si trasformano in prodotti più sostenibili che il mercato accoglie con entusiasmo.

Se stai valutando una deroga per materiali alternativi, il consiglio è semplice: inizia il percorso con realismo, affidati a consulenti esperti, e ricorda che il tempo investito oggi è protezione per il domani.

Valeria Carbognani

Valeria ha gestito per diversi anni la logistica in una torrefazione artigianale, dove ha affrontato la riduzione degli scarti degli imballaggi. Oggi si occupa di formazione nelle aziende su packaging circolare e racconta come piccoli cambiamenti possano avere grandi impatti.

Torna in alto